"Le installazioni di Sabatini mostrano due caratteristiche costanti: innanzitutto una attenzione al problema spazio / volume e in secondo luogo, un interesse particolare per l'immaterialità della linea / filo come elemento di base per esplorazione dello spazio stesso e come elemento conduttore / portatore di energia propria.
Nel primo aspetto, la linea / filo, tende a creare una spazialità immateriale, ponendosi (a differenza di Costantini) non come elemento per costruzione antropomorfe, ma come misura e volume. Infatti grazie ad un particolare uso della luce e della disposizione stessa dei cordoncini o delle funi percepiamo come la linea (l'elemento essenziale, il segno, la base di qualsiasi costruzione visiva) possa creare di per se stessa spazio e possa animarlo in senso persino espressionistico o razionalistico / concettuale, sovrapponendo veli di colore dati dalle differenti cromie dei materiali oppure dandosi nella complessità o linearità del suo disporsi.
Nel secondo aspetto, il filo, ed in particolare per il suo essere conduttore di elettricità esprime una sua virtù interiore e immateriale, il suo essere veicolo per l'altro: esso viene disposto però anche in una immagine esterna, in quadri cromatici o in massicce prolunghe che sembrano negare la mera funzionalità di conduttore, perché dal suo intrecciarsi, acquista una qualità estetica, una spazialità e una fisicità (data dalla combinazione degli stessi colori industriali in cui è prodotto) che appartengono alle categorie del concetto e del senso e non dell'uso. La metafora che ne scaturisce è interessante: l'immateriale, la funzionalità, la produzione industriale trovano, attraverso il pensiero e la manualità, un significato che non gli era proprio, quasi che si richiami al fatto che la dimensione del senso delle cose non è nella loro natura ma nella visione "altra" che l'artista pone in essere.
Siamo dunque in un luogo interessante delle ricerche dell'arte sperimentale contemporanea, dove il gioco dei materiali sottende a precise esigenze estetico / critiche e etico / concettuali. Non c'è caduta nel gioco fine a se stesso, ne nell'arguta ironia autoassolutoria ma una riflessione tutto sommato serena e attenta al senso e all'equilibrio estetico del proprio operare."

(testo di Antonio Zimarino, dal catalogo della mostra "Vivi il tuo Spazio", Rosciano, PE, 2004)