RAGNATELA
La ragnatela è una forma che si incontra negli angoli dello spazio, come anche dal punto di vista del nostro vivere civile, in luoghi appartati e non vissuti, come le soffitte, o le cantine, oppure e soprattutto, appunto, in edifici abbandonati. Non solo i ragni ma a volte anche un uomo, se non un insieme di uomini, una comunità, può "fare le ragnatele". Nella lingua parlata infatti si usa questa espressione anche per indicare uno stato di immobilità e di inerzia nel quale si persevera senza volerne uscire.(*)
Al di là di tali curiosità linguistiche, che sebbene il contesto in questione è comunque preferibile non dover di frequente evocare, la ragnatela in ogni caso è e rimane una forma e come tale va guardata. Il suo corpo, la sua struttura, è generata dallo scambio di tensione che lega ogni capo di filo all'altro, in un gioco casuale di trame geometriche e di passaggi che moltiplica a dismisura i punti di fuga delle sue prospettive, facendone di ogni suo angolo e nodo un centro.
Il corpo della ragnatela è un corpo leggero, spugnoso, quasi immateriale, che visivamente assorbe e restituisce tutti gli elementi ritrovati e inglobati, e lasciati così come erano, nello spazio del suo ambiente. Il suo volume risulta essere attraversabile dalla preda/spettatore, che ha la possibilità di camminarci dentro, divenendo egli stesso, inconsapevolmente, parte integrante della sua figura.
Lo spazio della ragnatela risulta così essere così uno spazio aperto e accessibile, una struttura che a livello archetipico, e non soltanto per il genere del proprio nome, ha le qualità di un femminile.
La sua trama labirintica rimanda all'articolata distribuzione degli spazi architettonici dell'ex liquorificio, e al tempo stesso con l'intreccio delle sue linee e delle sue prospettive, disegna l'immagine dei possibili futuri percorsi generabili e percorribili nel chiuso corpo di mattoni dell'edificio. Al suo interno.
(*) nota: la Ragnatela è stata realizzata all'interno di un edificio progettato dall'architetto Giovanni Michelucci, l'Ex-aurum di Pescara, che per alcuni decenni è rimasto completamente abbandonato al suo degrado, nonostante la presenza che questa bellissima stuttura ha sempre avuto nella memoria e nell'immaginario della comunità locale.