MONOLITE
di Giacomo Sabatini

Ventimila cannucce sono state unite tra loro in un “Monolite”. La forma semplice e archetipica del blocco unico fa riferimento alla tipologia strutturale di molte costruzioni antiche, come gli obelischi oppure anche il tempio di Stonehenge in Inghilterra, reinterpretando però questa memoria storica o ancestrale non con un materiale naturale e durevole come la pietra, ma con uno sintetico e da consumo quale è quello di una cannuccia in plastica di manifattura industriale. Sulla facciata posteriore e anteriore del blocco, con un procedimento che potrebbe ricordare un puntillismo pittorico pre-impressionista, oppure anche le minuscole proiezioni catodiche che sullo schermo di un video vanno a comporre l’immagine, le sagome circolari delle cannucce formano una nebulosa multicolore, la mappatura atomica di un universo policromo ed etereogeneo, le cui linee emergono sulla superficie di un volume che nella sua sostanza è un pieno di vuoto.
Le aperture delle cannucce alludono a un passaggio, ad una dimensione fluida che le attraversi, come poi si mostra permeabile alla luce il corpo plastico del monoblocco. Quando infatti ci poniamo in corrispondenza ad esso, di fronte, nella posizione che potrebbe essere quella di due persone che si incontrino o che tra di loro stiano colloquiando, la luce riflessa all’interno delle cannucce si apre nell’alone di un riverbero bianco che infonde il disegno di un’anima nella parte superiore della struttura, evocando così una topografia simbolica che richiama quella di un essere umano.